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Casella di testo: Nell'ambito dei disturbi neuromotori la terapia per mezzo del cavallo migliora le condizioni cliniche del disabile nelle aree dell’equilibrio, del controllo posturale, della mobilità articolare e del tono muscolare, della coordinazione e dell’organizzazione spazio-temporale ed inoltre ha benefici effetti a livello psicologico e sociale.
Nell'ambito dei disturbi neuromotori
Nell’ambito dei disturbi neuromotori 
I vantaggi apportati dalle attività sportive in ragazzi portatori di handicap fisici e mentali sono ormai stati ampiamente accertati poiché, tali attività, hanno un grande effetto educativo, impongono l’accettazione di regole, la disciplina e l’autocontrollo e, se fatte in gruppo, aiutano la socializzazione.
Nel settore della psicomotricità, inoltre, si è dimostrato capace di influenzare positivamente l’evoluzione dello schema corporeo, l’organizzazione spazio-temporale e la strutturazione del linguaggio.
Su quest’ultimo aspetto vale la pena soffermarsi un attimo perché molto spesso, nella patologia infantile, si assistere ad una non strutturazione, ritardo o regressione delle capacità comunicative. Il cavallo risulta essere un mezzo molto utile a tal fine perché è un animale sensibile e ricettivo col quale il disabile entra immediatamente in relazione tramite il proprio corpo; è infatti questa una terapia a mediazione corporea in cui il disabile comunica con l’animale tramite un dialogo tonico, un tipo di comunicazione non verbale veramente molto importante. 
Lo scopo, sia nella terapia psicomotoria che nella terapia per mezzo del cavallo, è quello di rieducare per prima la comunicazione gestuale da cui scaturirà quella verbale; in tal senso, tutte le attività che l’individuo compie con il cavallo dal guidarlo, al fermarlo, al toccargli le orecchie il collo o la groppa, possono essere viste come attività precorritrici della comunicazione gestuale poiché c’è una necessità di trasmettere le proprie intenzioni all’animale e fargliele comprendere.
I ragazzi imparano presto che, per stabilire un dialogo chiaro e preciso con il cavallo, la gestualità stessa deve essere appropriata; non c’è spazio per l’incoerenza gestuale (derivante da una coordinazione deficitaria o disordinata) che il cavallo potrebbe non comprendere.
Il cavallo non usa un linguaggio contraddittorio e, per questo, infonde ancor più sicurezza in chi lo cavalca; il bambino, entrando subito in comunicazione con lui per empatia, impara a capirlo, ad amarlo e a seguirlo e questa situazione suscita serenità e distensione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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