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LA PET THERAPY CON I PICCOLI ANIMALI
IN QUESTA PAGINA
Altra tappa fondamentale, nello studio della pet therapy, fu quella dei
coniugi Corson i quali, appresi gli studi effettuati da Levinson,
spostarono la ricerca dai bambini ad un’età adulta. I due psichiatri
fecero uno studio sulle interazioni tra pazienti, animali e personale
medico-infermieristico in una casa di cura nell’Ohio; le persone
ospitate tra anziani, malati di mente e portatori di handicap fisici
erano circa 800, nella struttura furono usati gatti e cani di razze
diverse e, le persone scelte per l’esperimento, non avevano ottenuto
risultati con altre terapie. Gli
animali migliorarono lo stato di salute dei pazienti, li coinvolsero in
attività fino ad allora sconosciute e sollevarono positivamente il
morale dell’istituto.
Il campo d’applicazione della terapia per mezzo del cavallo è molto
vasto e va dalle
disabilità dovute a lesioni neuromotorie
(sia nelle sindromi da lesioni cerebrali come Paralisi Cerebrali
Infantili, traumi encefalici ecc. che nelle sindromi da deficit
neuromotorio per lesioni del midollo spinale spina bifida, paralisi
ostetriche) ai
disturbi dell’età evolutiva
(sindromi cosiddette
“di ritardo maturativo dello sviluppo psicomotorio”,
patologie ortopediche come scoliosi cifosi od altro) e
disturbi comportamentali
(disturbi di personalità, psicosi infantili, stati
borderline,
autismo, ritardo mentale, sindrome di Down, ecc.).
La facilità con cui possono essere trasportati i cani ed i gatti li
rendono idonei a svolgere progetti in strutture residenziali e
semi-residenziali come centri diurni e case di riposo.
La prima cosa da fare è decidere la
specie più adatta al caso in questione e, per fare ciò, è necessario
innanzitutto entrare nell’ordine delle idee che nessuna specie è adatta
in assoluto alla pet therapy ma tutte potenzialmente lo sono purché
rispondenti a determinate caratteristiche; in ogni caso gli animali
maggiormente utilizzate sono i cani e i gatti.
Il cane in particolare ha una capacità
d’interazione con l’uomo, un’adattabilità, un’intelligenza e una
sensibilità che lo rendono senza dubbio l’animale che più di altri può
svolgere compiti complicati anche in ambienti difficili.
Non esiste un tipo di cane in
particolare che possa essere definito “il cane ideale”, tutte le razze
possono essere utilizzate (noi, ad esempio, lavoriamo anche un meticcio
di piccola taglia trovato da cucciolo per strada) ma esistono senza
dubbio delle razze che, nel corso della selezione operata dall’uomo, si
sono dimostrate più portate al contatto con le persone come i cani da
caccia (ad esempio i Golden Retriever).
Di razza o no ogni cane deve essere valutato ed
utilizzato in base alle proprie caratteristiche.
Fermo restando che in generale il cane deve essere ben educato,
equilibrato, socializzato e abituato a vivere a contatto con le persone,
ogni cane ha una propria personalità di cui bisogna tener conto quando è
impegnato in programmi di pet therapy; di conseguenza un cane vivace,
molto propenso al gioco ed irruento trova una buona occupazione nelle
scuole e con i ragazzi portatori di handicap che sono stimolati da
presenze importanti, un cane più calmo che ama le coccole troverà un
maggior impegno non solo con ragazzi che hanno timore degli animali ma anche
con gli anziani.
Come si svolge
Gli incontri di pet therapy possono
essere individuali o destinati a gruppi (in quest’ultimo caso è
consigliabile l'omogeneità del gruppo).
Nel primo caso (e cioè nelle Terapie
Assistite dagli Animali), secondo la gravità del paziente coinvolto, è
possibile lavorare su aspetti più concreti o più simbolici della
relazione; se abbiamo un soggetto con grave demenza, patologia psicotica
o disturbo motorio che lo renda pressoché incapace di muoversi, o con
gravi problemi sensoriali, l'interazione possibile sarà con alti
contenuti concreti: contatto fisico, stimolazione associata dei sensi ad
esempio avere il cane addosso.
Con soggetti meno gravi e più dotati si può spostare
l'interazione su contenuti più astratti es. i bisogni del cane: mangiare
a una certa ora, uscire all'aperto, necessità di essere accudito,
desiderio di essere coccolato, la conoscenza dei suoi segnali ecc.
Questo attiva aspetti della propria personalità trascurati e tramite i
processi proiettivi/introiettivi la persona può fare un passo verso la
consapevolezza della loro esistenza e della necessità di esprimerli.
Nei
soggetti con difficoltà motorie è possibile impiegare il cane come
un’espansione delle proprie possibilità d’azione e movimento. Per
esempio attraverso il "gioco del riporto" (riprendere un oggetto caduto,
riportarlo e lasciarlo nelle mani o sul grembo), il paziente può vivere
esperienze d’indipendenza e autonomia con la leggerezza del gioco;
questo basilare bisogno è collegato direttamente a una maggiore
autostima, alla capacità di creare e rendersi autonomi.
Nelle
attività di gruppo (quindi nelle Attività Assistite dagli Animali) la
presenza di un cane in un luogo ha spesso delle conseguenze forti
sull'ambiente circostante: crea un generale entusiasmo nelle persone
presenti che predispone alla curiosità e stimola l'interazione con essi;
qualcuno comincia a chiedere il nome del cane, di accarezzarlo, ecc.
Svolge quindi una
funzione
socializzante perché tende ad ampliare e produrre
le occasioni di contatto tra se e gli altri; il miglioramento della
socializzazione ha come prima conseguenza
l’incremento delle interazioni verbali tra i membri del gruppo e
l’instaurarsi di una relazione di fiducia reciproca tra paziente e
personale medico favorendo l’apertura di canali di comunicazione,
l’incremento dell’autostima e la riduzione dell’ansia.
La riduzione dello stress costituisce
un beneficio riscontrato nei diversi reparti ospedalieri, poiché gli
animali forniscono una distrazione per i pazienti. Ciò si è rivelato
particolarmente benefico per pazienti con dolore, ansia, iperattività, o
pressione sanguigna alta.
Attualmente numerosi ospedali, case di riposo e Residenze
Sanitarie Assistenziali, soprattutto al Nord, si occupano e sostengono
progetti di Terapie Assistite dagli Animali ed il fenomeno si sta
diffondendo rapidamente in tutta Italia; in questo modo si è potuto
osservare che, a periodi di convivenza con animali, è corrisposto un
generale aumento del buon umore, una maggiore reattività e socievolezza,
contatti più facili con i terapisti e, quindi, un miglioramento nello
stato generale di benessere per chi spesso, a causa della solitudine e
della mancanza di affetti, si chiude in se stesso e rifiuta rapporti
interpersonali. |
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DATA ULTIMO AGGIORNAMENTO 07 Marzo 2010 |
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