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LA PET THERAPY CON I PICCOLI ANIMALI

IN QUESTA PAGINA


L’impiego del cane come mezzo terapeutico/assistenziale è iniziato nel 1960 circa quando Boris Levinson, neuropsichiatra infantile americano, notò che la presenza del suo cane Jingles durante le sedute con i suoi piccoli pazienti autistici, aveva effetti positivi sulla seduta e sulla terapia in generale. Levinson studiò a fondo questo fenomeno, documentò il modo in cui l’animale da compagnia poteva favorire e sviluppare una relazione terapista-paziente e come incrementava la motivazione del paziente a curarsi.

unione italiana ciechi 1Da quel momento il mondo scientifico ha approfondito, studiato e fatto ricerche sul tema del rapporto uomo/animale (di diverse specie), con fini terapeutici e assistenziali, nelle svariate condizioni patologiche dell’uomo. 

Altra tappa fondamentale, nello studio della pet therapy, fu quella dei coniugi Corson i quali, appresi gli studi effettuati da Levinson, spostarono la ricerca dai bambini ad un’età adulta. I due psichiatri fecero uno studio sulle interazioni tra pazienti, animali e personale medico-infermieristico in una casa di cura nell’Ohio; le persone ospitate tra anziani, malati di mente e portatori di handicap fisici erano circa 800, nella struttura furono usati gatti e cani di razze diverse e, le persone scelte per l’esperimento, non avevano ottenuto risultati con altre terapie. Gli animali migliorarono lo stato di salute dei pazienti, li coinvolsero in attività fino ad allora sconosciute e sollevarono positivamente il morale dell’istituto.

INDICAZIONI

Il campo d’applicazione della terapia per mezzo del cavallo è molto vasto e va dalle disabilità dovute a lesioni neuromotorie (sia nelle sindromi da lesioni cerebrali come Paralisi Cerebrali Infantili, traumi encefalici ecc. che nelle sindromi da deficit neuromotorio per lesioni del midollo spinale spina bifida, paralisi ostetriche) ai disturbi dell’età evolutiva (sindromi cosiddette “di ritardo maturativo dello sviluppo psicomotorio”, patologie ortopediche come scoliosi cifosi od altro) e disturbi comportamentali (disturbi di personalità, psicosi infantili, stati borderline, autismo, ritardo mentale, sindrome di Down, ecc.).

La facilità con cui possono essere trasportati i cani ed i gatti li rendono idonei a svolgere progetti in strutture residenziali e semi-residenziali come centri diurni e case di riposo.


Quale animale?

jolieScegliere un animale da inserire in un progetto di pet therapy non è un’operazione banale come potrebbe sembrare perché, da un errore di valutazione, possono derivare problemi per la salute del paziente.

La prima cosa da fare è decidere la specie più adatta al caso in questione e, per fare ciò, è necessario innanzitutto entrare nell’ordine delle idee che nessuna specie è adatta in assoluto alla pet therapy ma tutte potenzialmente lo sono purché rispondenti a determinate caratteristiche; in ogni caso gli animali maggiormente utilizzate sono i cani e i gatti.

Il cane in particolare ha una capacità d’interazione con l’uomo, un’adattabilità, un’intelligenza e una sensibilità che lo rendono senza dubbio l’animale che più di altri può svolgere compiti complicati anche in ambienti difficili.

Non esiste un tipo di cane in particolare che possa essere definito “il cane ideale”, tutte le razze possono essere utilizzate (noi, ad esempio, lavoriamo anche un meticcio di piccola taglia trovato da cucciolo per strada) ma esistono senza dubbio delle razze che, nel corso della selezione operata dall’uomo, si sono dimostrate più portate al contatto con le persone come i cani da caccia (ad esempio i Golden Retriever).leila e margherita

Di razza o no ogni cane deve essere valutato ed utilizzato in base alle proprie caratteristiche.

Fermo restando che in generale il cane deve essere ben educato, equilibrato, socializzato e abituato a vivere a contatto con le persone, ogni cane ha una propria personalità di cui bisogna tener conto quando è impegnato in programmi di pet therapy; di conseguenza un cane vivace, molto propenso al gioco ed irruento trova una buona occupazione nelle scuole e con i ragazzi portatori di handicap che sono stimolati da presenze importanti, un cane più calmo che ama le coccole troverà un maggior impegno non solo con ragazzi che hanno timore degli animali ma anche con gli anziani.


Come si svolge

Gli incontri di pet therapy possono essere individuali o destinati a gruppi (in quest’ultimo caso è consigliabile l'omogeneità del gruppo).

Nel primo caso (e cioè nelle Terapie Assistite dagli Animali), secondo la gravità del paziente coinvolto, è possibile lavorare su aspetti più concreti o più simbolici della relazione; se abbiamo un soggetto con grave demenza, patologia psicotica o disturbo motorio che lo renda pressoché incapace di muoversi, o con gravi problemi sensoriali, l'interazione possibile sarà con alti contenuti concreti: contatto fisico, stimolazione associata dei sensi ad esempio avere il cane addosso.

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 Con soggetti meno gravi e più dotati si può spostare l'interazione su contenuti più astratti es. i bisogni del cane: mangiare a una certa ora, uscire all'aperto, necessità di essere accudito, desiderio di essere coccolato, la conoscenza dei suoi segnali ecc. Questo attiva aspetti della propria personalità trascurati e tramite i processi proiettivi/introiettivi la persona può fare un passo verso la consapevolezza della loro esistenza e della necessità di esprimerli.

Nei soggetti con difficoltà motorie è possibile impiegare il cane come un’espansione delle proprie possibilità d’azione e movimento. Per esempio attraverso il "gioco del riporto" (riprendere un oggetto caduto, riportarlo e lasciarlo nelle mani o sul grembo), il paziente può vivere esperienze d’indipendenza e autonomia con la leggerezza del gioco; questo basilare bisogno è collegato direttamente a una maggiore autostima, alla capacità di creare e rendersi autonomi.

Nelle attività di gruppo (quindi nelle Attività Assistite dagli Animali) la presenza di un cane in un luogo ha spesso delle conseguenze forti sull'ambiente circostante: crea un generale entusiasmo nelle persone presenti che predispone alla curiosità e stimola l'interazione con essi; qualcuno comincia a chiedere il nome del cane, di accarezzarlo, ecc.

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Svolge quindi una funzione socializzante perché tende ad ampliare e produrre le occasioni di contatto tra se e gli altri; il miglioramento della socializzazione ha come prima conseguenza l’incremento delle interazioni verbali tra i membri del gruppo e l’instaurarsi di una relazione di fiducia reciproca tra paziente e personale medico favorendo l’apertura di canali di comunicazione, l’incremento dell’autostima e la riduzione dell’ansia.

La riduzione dello stress costituisce un beneficio riscontrato nei diversi reparti ospedalieri, poiché gli animali forniscono una distrazione per i pazienti. Ciò si è rivelato particolarmente benefico per pazienti con dolore, ansia, iperattività, o pressione sanguigna alta.

Attualmente numerosi ospedali, case di riposo e Residenze Sanitarie Assistenziali, soprattutto al Nord, si occupano e sostengono progetti di Terapie Assistite dagli Animali ed il fenomeno si sta diffondendo rapidamente in tutta Italia; in questo modo si è potuto osservare che, a periodi di convivenza con animali, è corrisposto un generale aumento del buon umore, una maggiore reattività e socievolezza, contatti più facili con i terapisti e, quindi, un miglioramento nello stato generale di benessere per chi spesso, a causa della solitudine e della mancanza di affetti, si chiude in se stesso e rifiuta rapporti interpersonali.

 

 

 

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